9) Schopenhauer. Fisica e metafisica.
A. Schopenhauer osserva che si tratta di due tipi di conoscenza
diversi. La fisica, pur essendo in fase di continuo miglioramento,
non potr mai arrivare alla metafisica, la quale non riguarda il
fenomeno, ma la cosa in s.
A. Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione,
secondo, 17.
Col naturalismo o col modo di pensare meramente fisico non si
riuscir quindi mai a nulla: esso rassomiglia ad un calcolo, che
non giunge mai a risoluzione. Serie causali senza principio n
fine, forze fondamentali imperscrutabili, spazio senza fine, tempo
senza inizio, divisibilit infinita della materia, e tutto questo
determinato poi da un cervello conoscente, nel quale soltanto
esiste, cos come il sogno, e senza del quale svanisce, formano il
labirinto nel quale ci aggiriamo senza posa. L'altezza alla quale
nei tempi sono salite le scienze naturali, mette sotto questo
aspetto tutti i secoli precedenti in ombra profonda, ed  una
vetta che per la prima volta l'umanit ha raggiunto. Soltanto, per
quanti progressi la fisica (intesa nel senso ampio degli antichi)
possa anche fare, non si far con ci il minimo passo verso la
metafisica; cos come una superficie, per quanto la si possa
estendere, non acquister mai dimensione cubica. Perch tali
progressi non perfezioneranno che la conoscenza del fenomeno:
mentre la metafisica tende a trascendere il fenomeno, per giungere
a ci da cui si manifesta. E se anche si raggiungesse l'esperienza
in tutta la sua perfezione, non si sarebbe con ci nulla
guadagnato in ci che veramente conta. Voglio dire di pi: se una
visitasse addirittura tutti i pianeti e tutte le stelle, non
avrebbe con ci fatto alcun passo nella metafisica. Se mai, i
maggiori progressi della fisica faranno sentire sempre pi forte
il bisogno di una metafisica; perch, da un lato, quanto pi la
conoscenza della natura viene rettificata, ampliata ed
approfondita, tanto pi scalza le precedenti ipotesi metafisiche
ed alla fine le rovescia, mentre, d'altro lato, il problema stesso
della metafisica appare chiaro, pi esatto e pi completo,
separato com' da tutto ci che  meramente fisico, ed anche
l'essenza delle singole cose, riconosciuta pi esattamente e
completamente, richiede con maggiore urgenza la spiegazione del
tutto e dell'universale, che, quanto pi esattamente,
profondamente e completamente  conosciuto dal punto di vista
empirico, tanto pi misterioso ci appare.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciannovesimo, pagine 624-625.
